I giovani non guardano più alla politica come strumento di buon governo. Questo è, in sintesi, il monito del Capo dello Stato, i giovani si stanno allontanando dalla politica in tutte le sue forme, il grillismo è come la peste bubbonica, dove passa non sopravvive nessuno.
Io, però, dal mio modestimo osservatorio posizionato in una classe qualsiasi di un istituto qualsiasi devo dire che questa analisi, se pur ben motivata, non è totalmente vera. La politica vive nel cuore dei ragazzi come se non più delle loro passioni classiche: le ragazze e il calcio. Molti vecchi luoghi comuni che vedono i ragazzi tendenzialmente tutti comunisti sono ormai superati, nella mia scuola, per esempio, per trovare un alunno comunista bisogna usare il lanternino, e lo stesso vale per quelli di estrema destra, certo, sono qualcuno in più, ma non numeri considerevoli. Il grosso sono di AN, FI e Lega. Come stupirsi, del resto in Veneto anche gli operai del petrolchimico votano Lega Nord.
La politica è viva. Ogni volta che si dice: "la politica è morta, non è più genuina" ci pensano i giovani a farla tornare genuina partecipando, andando nei mercati a distribuire i santini dei loro candidati, scrivendo sui bollettini scolastici e nei loro blog. La politica non morirà mai, non esiste dittatura che, in un paese moderno e civile possa uccidere i valori di libertà che poi sono il combustibile della politica.
Finchè i giovani, anche se solo pochi, continueranno a battersi e a credere che il mondo può cambiare, che tra quei quattro pecoroni che riempiono il parlamento c'è qualcuno che può far cambiare il mondo, allora il cambiamento è possibile. Basta credere tutto è possibile.
Ma quale "yes, we can"; noi diciamo "yes, we belive".
la Primula Rossa

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